Antonio Salzano - La sensibilità chiarista della pittura di Salzano

Giovedì, 23 Settembre 2021

 dal 23 settembre al 5 ottobre 2021

La sensibilità chiarista della pittura di Antonio Salzano di Rosario Pinto

 

Nel definire il profilo non solo artistico, ma anche propriamente umano della personalità di Antonio Salzano, possiamo osservare che la caratteristica saliente che ne distingue la peculiarità morale è quella della delicatezza.

Non stupisce, quindi - e qui ci soffermiamo distintamente sulla sua personalità di artista - che Antonio Sa Izano manifesti, nelle sue scelte di indirizzo creativo, delle definizioni di campo che sono consentanee con la propria sensibilità individuale.

La scelta di campo meglio definita ed universalmente conosciuta, che perimetra l'impegno creativo di Salzano, è quella propria dell'Astrazione geometrica, ma, insieme con essa, apparentemente distinta e defilata, c'è anche una ispirazione propriamente figurativa che si manifesta elettivamente nella predilezione - quasi compunta e privata - per l'abbrivio paesaggistico, al cui interno si afferma una preminenza lirica che distingue le singole e specifiche delibazioni propositive del Nostro.

Non ci soffermeremo, in questa sede, sulla sua militanza astrattista (che pur consente al Nostro di essere parte vitale del Gruppo artistico di 'Astrattismo Totale') e sceglieremo, invece, di focalizzare la nostra attenzione sul Salzano 'figurativo', che sa farsi protagonista d'una pittura di alta sensibilità tonale.

Qualche anno fa, nel contesto di una nostra ricostruzione critico-storiografica della temperie 'chiarista', promuovemmo una riflessione valutativa sulla opportunità di estendere l'arco produttivo di tale orientamento artistico in espansione non solo spaziale, ma anche temporale, dilatandone la portata dall'iniziale abbrivio lombardo-padano degli anni tra le due guerre mondiali, ad una diffusione sull'intero territorio nazionale (ed anche oltre) in un arco di tempo che giunge praticamente fino a noi.

In tale prospettiva di studio, suggerivamo allora, ed ancor oggi ribadiamo, quindi, che ad Antonio Salzano spettasse di diritto un posto di rilievo nel contesto chiarista e, nel fornire la doverosa argomentazione critica del nostro assunto, auspicavamo anche che questo particolare 'versante' della personalità di Antonio Salzano emergesse con vivida lucidità alla conoscenza degli estimatori del Chiarismo.

Ecco, infatti, presentarsi la sua produzione 'chiarista' come un contributo prezioso di sensibilità figurativa, che, pur, comunque, non tralignando da quella sottile malia che distingue l'atmosfera della trasparenza luministica di un Lilloni o di un Semeghini, definisce pregevolmente una luminescenza che non si apparenta né alle nebbie meneghine, né ai vapori lagunari, andando a costruire, piuttosto, una delibazione pittorica ovattata e diafana, che sa dare spessore e consistenza materica alla ineffabilità dell'aria, fino a tradurre in immagine il soffio delicato e discreto delle tenui brezze, ad esempio, appenniniche, che impreziosiscono il clima delle terre meridionali.

Il tonalismo che caratterizza la pittura paesaggistica di Antonio Salzano non inficia la tenuta segnica del tratto, che si rivela, talvolta, soffusamente grafemico, ma esalta, piuttosto, una sensibilità disegnativa che definisce, non solo in tralice, la profilatura degli spazi e delle cose.

Ciò non deve destare meraviglia, d'altronde, se si considera l'altro versante della personalità di Salzano, quello astratto-geometrico, che giustifica e spiega la solidità d'impianto e la vocazione 'costruttiva' del telaio compositivo.

Con tali peculia;ità, insomma, la pittura 'chiarista' di Antonio Saizano si propone come una straoràinaria 'scoperta' e come un necessario ed indispensabile complemento conoscitivo della personalità di questo artista., la cui pittura costituisce un punto fermo nella proposta di una pittura d'atmosfera, che

possiamo intendere come una sorta di accoglimento di quel suggerimento espansivo delle dinamiche

pittoriche chiariste che era contenuto nella delibazione creativa di un artista come Vellani Marchi, ad esempio, e nella cui prospettiva d'indirizzo può ragionevolmente intendersi l'ampliamento nazionale ed internazionale della temperie chiarista.

Non intendiamo qui ripetere le argomentazioni di più diffusa analisi che abbiamo già reso nel nostro

volume di qualche anno fa, già richiamato a proposito dei nostri studi pregressi sul tema 'chiarista', ed al cui interno tentiamo di delineare anche una campionatura della produzione e degli artisti di maggior

prestigio dal secondo dopoguerra fino ad oggi, e ci limitiamo, pertanto a segnalare che la personalità di Antonio Sa Izano affianca quelle di pochissime altre figure -giusto di una generazione precedente, come i fratelli Domenico ed Antonio De Angelis e come Alfredo Beatrice -che, a partire dagli anni '40 e fino, più o

meno, allo scadere del secolo del '900, hanno fornito, anche alla latitudine meridionale, una pratica chiarista di grande profilo.

Antonio Sa Izano, all'interno di tale panorama storico, si iscrive come protagonista di un contesto, con l'autorevole testimonianza che offre la sua pittura di una delibazione creativa di alta sensibilità morale, di compiuto rilievo contenutistico e di brillante compostezza formale.



 

Antonio Salzano e la grande attrazione del paesaggio  di Enrico Califano.

Nel percorso artistico di Antonio Sa Izano, come per larga parte dei pittori di ieri e di oggi, vi sono momenti diversi nel modo di sentire e di esprimere la propria visione del mondo e delle cose. Poi, per eh i conosce

Antonio da lungo tempo, è facile cogliere, in tutta la sua produzione artistica, la chiave di lettura della linea stilistica e del contenuto rappresentato. Ripercorrendo brevemente l'iter pittorico di Salzano, già dai primi disegni a matita dei propri genitori, si può intravedere un'atmosfera di solitudine e di silenzio che domina la scena. Segue, poi, una fase sperimentale cubista e, ancor oltre, quella recente dell'astrattismo geometrico­pittorico tuttora presente nell'attività del pittore. Contemporaneamente a quest'ultima fase, Antonio ama dedicarsi alla pittura di paesaggio. Questa scelta, ritengo, non appare semplicemente come modalità di

contenuto, ma convoglia, sullo stesso piano, l'esigenza intima del pittore di dar conto a sé stesso della

dimensione razionale e della componente emozionale. Inoltre, anche la scelta dell'impianto spaziale, da

euclideo a non euclideo, offre un gioco dialettico di opposizione, che, in Antonio diventa possibilità

espressiva su più fronti emozionali. Nelle opere esposte, colpisce la grande attrazione per il paesaggio, che è a trazione di luce e di un sottile cromatismo che lo compone. Infatti, nella realizzazione del paesaggio si evidenzia una costruzione antivolume, senza chiaroscuro, in un continuo abbraccio di tono su tono di

impronta post-impressionista. I riferimenti storici conducono all'impostazione en plein air, al chiarismo

lombardo, alla scuola di Burano, ma, per Antonio, questo accostamento vale non tanto per il clima di una dimensione silenziosa e sospesa, quanto per l'esigenza di ritrovarsi nella natura e negli affetti. Quello del pittore è un mondo lirico, lieve, dove il tempo della pittura è continua durata, dove l'espressione cromatica e i rapporti tonali dipingono un universo semplice, luminoso, essenziale, nel quale il colore si fa soprattutto interprete di un chiarismo mentale.

 


 

Nella mia pittura, nella mia ricerca, non ho mai trascurato il paesaggio: sin dà giovanissimo ho avuto il piacere di dipingere ciò che vedevo intorno a me. Il paesaggio è stato per me l'espressione della mia anima;
ho cercato di interpretarlo, mai di copiare la natura! Nel paesaggio vive la mia persona, la mia interiorità come espressione del mio mondo. Nella costruzione del disegno, nella scelta del colore e della forma esprimo il mio essere. Il paesaggio per me, insomma è il pretesto per raccontare i miei stati d'animo, infatti nel dipingerlo non voglio rappr??sentare quel luogo, ma soprattutto descrivere una mia emozione profonda , legata a quella visione. Fin da giovane mi sono innamorato dei Macchiaoli toscani, degli artisti che hanno raggiunto l'apice nella pittura di paesaggio, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Telemaco Signorino per arrivare ai grandi del Novecento, come Giorgio Morandi, Ardengo Soffici, Arturo Tosi e Ottone Rosai.
Ho sempre cercato nelle pieghe della mia anima, la bellezza, il sentire la voce Interiore, ascoltare il silenzio che parla! Nella contemplazione della natura, il paesaggio parla e vive intorno a me. Bello ammirare i colori della natura! Essa ha infinite sfumature, basta fermarsi e osservare, si hanno ricche sorprese:  la tavolozza diventa sontuosa! Il paesaggio è il santuario del silenzio, il luogo dove l'anima gode appieno la sua
esistenza I Non amo fare la pittura bella che deve piacere agli altri, desidero cercare un'altra bellezza.
Cerco di esprimere l'armonia visiva, voglio comunicare lo stupore che provo davanti alla bellezza della
natura. Infondo, come nella mia pittura astratta, cerco l'essenza delle cose. Il mio modo di fare pittura può sembrare non lineare o incoerente,: l'astrattismo geometrico e il paesaggio appaiono due mondi diversi.

Sin da giovane ho sempre cercato di ascoltare la mia· interiorità, anche a costo di non essere compreso.

Forse il bello di essere autodidatta !


Luglio 2021 Agropoli                                   Antonio  Salzano