Pratica creativa tra normazione e liberazione

Martedì, 27 Settembre 2022

 

 

 

Alle ore 11,00 di Domenica 02 ottobre 2022,

all’ Arte/studio – Gallery di via Sant’Agostino 15 – Benevento,

a cura di Mario Lanzione e con il testo critico di Rosario Pinto, sarà inaugurata la mostra “Pratica creativa tra normazione e liberazione”, dell’artista avellinese Luigi Cola.

Luigi Cola espone dal 1967. Vive e lavora tra Avellino (Italia) e Los Angeles (California).

La mostra durerà fino al 15 ottobre e sarà visitabile il martedi e il giovedi dalle 17,00 alle 19,00.

Su appuntamento, telefonando al 3339242084.

 

 

Luigi Cola e la sua pratica creativa tra normazione e liberazione

di Rosario Pinto

La pratica della ricerca artistica di Luigi Cola si propone come il campo di sperimentazione di una vocazione creativa che muove alla definizione di una linea produttiva che possa ragionevolmente interpretarsi come il luogo in cui le istanze emotive possano trovare una opportunità di integrazione organica con ciò che può definirsi come profilo di una prospettiva logica ordinamentale.

Non può sfuggire ad una mente attenta alle disposizioni che Luigi Cola sa conferire alle singole parti che costituiscono l’ordito formale delle sue opere che ogni cosa sembra poter dichiarare di avere un suo posto, un luogo che le appartiene e che contribuisce a definire l’ordito organico di una misura dispositiva delle parti. Come in una immensa e straordinaria coreografia non vi può essere specificità distributiva delle parti che non risponda ad una istanza ordinamentale ben definita nelle sue finalità, così l’opera di Luigi Cola dimostra di saper rispondere ad un’esigenza di organizzazione progettuale puntualmente osservata. E, tuttavia, tale prospettiva di sottolineatura delle peculiarità, per così dire ‘razionali’ della pratica creativa di Cola non può lasciar cadere in secondo piano quella peculiarità più immediatamente eslege che si configura come l’antico retaggio di una più lontana e sotterranea mozione dei sentimenti o, se può dirsi anche così, di una stretta emotiva che finisce col proporsi come dirittura d’abbrivio di una pratica che non può sopportare della condizione programmatica l’incidenza di un prescritto obbligante. Come espressione di significativa sintesi, quindi, un po’ tutta la ricerca di Luigi Cola, nel suo lungo dispiegamento nel tempo, mostra di essere costruttivamente articolata entro queste due direttrici d’indirizzo, che, pur non costituendo un limite alla più spigliata libertà inventiva, non si propongono nemmeno come manifestazione di una incoercibile disinvoltura espressiva che non sappia trovare una misura formale per le sue esplicitazioni effettuali. Certo, ad osservare bene, ad esempio, il cursus formativo dell’artista, le ragioni dell’attualità propositiva della sua ricerca si riconoscono tutte: da quelle, probabilmente più antiche della ‘scuola’ avellinese, a quelle, invece, ‘accademiche’ legate alla frequentazione di Spinosa e, comunque, agli ambienti di una pratica creativa di deciso abbandono delle ragioni non soltanto propriamente legate alla referenza oggettuale, ma anche ad una consistenza iconografica che potesse, comunque ritenersi espressione di una sensibilità ordinamentale.

Luigi Cola, a questo mondo, a questa spiccata sensibilità eslege, oppone il diverso abbrivio di una ricerca della consistenza d’immagine che non si fa risvolto pedissequo della dimensione ‘oggettuale’, ma ricerca, piuttosto, di una sua consistenza ‘oggettiva’, andando, in tal modo, a scoprire che le ragioni delle cose non consistono nel loro essere così come sono, ma nel manifestare attraverso la propria consistenza ‘oggettuale’ il dato incontrovertibile della propria pregnanza ‘oggettiva’. La relazione che si stabilisce nella pratica di Luigi Cola tra ‘oggettualità’ ed ‘oggettività’ fa sì che il retaggio accademico di una sensibilità grafemica – che sembrerebbe ispirarsi al dettato di Starita - si moltiplichi in una larga offerta di ordine ‘segnico’, che vale ad espungere dalla pratica creativa del Nostro ogni malintesa possibilità di considerarne una inopportuna lettura ‘simbolistica’. Forte di tutto ciò, allora, la creatività di Luigi Cola va a collocarsi nella larga spazialità di quella pratica creativa che noi abbiamo inteso definire e storicizzare nel segno delle dinamiche ‘astratto-informali’, avendo conto comunque che, mentre la ‘sensibilità tout-court informale’ individua la sua via di proposta attraverso il suggerimento di un addensamento di opportunità visuali svolte con disponibilità ‘materica’, la ‘sensibilità astrattiva’, invece, emerge come corollario logico di una distribuzione geometrica che costituisce quasi l’altra faccia dello stesso svolgimento in chiave ‘linearistica’ di tutto l’ordito compositivo. Sembrerebbero riaffacciarsi quelle logiche che avevano ispirato la pratica creativa, ad esempio, dei cosiddetti ‘Jeunes Peintres de la Tradition francaise’, ma diciamo ciò con l’avvertita consapevolezza, da parte nostra, di poterne suggerire il richiamo non senza aver conto, ad esempio, di tutto quel carico di esperienze aggiuntive che si sarebbero sovrapposte a tale temperie, grazie al contributo fattivo di una cultura più ampiamente ‘aniconica’ e di marca capogrossiana, ad esempio, che sarebbe stata capace di rendere la pratica di una dimensione eslege nient’affatto incompatibile con la proposizione dei ritmi convincenti di una orditura astratto-geometrica. Alla luce di tali considerazioni, appare giustificabile, a nostro avviso, la individuazione, in formula molto sintetica, della pratica creativa di Cola come quella che definisce un ambito propositivo che si nutre di una sensibilità normativa che non fa da ostacolo all’ansia liberatoria.

Emerge, insomma, la figura di Cola come quella di un artista problematico, di grande sensibilità creativa e di profonda coerenza, dal momento che la sua ricerca creativa, costantemente progressiva, non manca, mai, di annunciare e dichiarare le sue scaturigini e le matrici delle sue tappe evolutive.